Un paio di venerdì fa, nel corso di un evento organizzato da Prioritalia e AIAF, Enrico Giovannini ha fatto questa citazione da un famoso dialogo di Karl Popper e Konrad Lorenz.
«Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte».

Era tempo che non mi capitava di leggerla, di pensarci e sentirmela recitare mi ha fatto sentire proprio ‘radicata’ in questa convinzione. E’ per questo, mi sono detta, che lo scorso ottobre, quando ho letto che la Fondazione Symbola insieme ad altri importanti protagonisti del nostro tempo aveva lanciato un Manifesto ‘per un’economia a misura d’uomo e contro la crisi climatica’ e che eravamo invitate a sottoscriverlo, mi è sembrata una cosa naturale farlo senza esitazioni.
Le prime parole dell’invito erano «un manifesto per costruire un mondo più sicuro, civile, gentile» e poi ancora, poco più sotto «Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia. Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno».
E noi continueremo a fare la nostra piccola parte in questo cammino, mi sono detta.

Venerdì scorso, 24 gennaio, c’è stata la presentazione ‘al mondo’ di quello che è diventato il “Manifesto di Assisi” e noi ci siamo andate con molto entusiasmo e un po’ di timore. I promotori, i firmatari e anche gli ospiti, rappresentavano senza dubbio - e ai massimi livelli - la ‘classe dirigente’ italiana. Confindustria, Piccola Industria, Coldiretti, ANCI, l’Alleanza delle Cooperative Italiane, Enel e Novamont ma, accanto a loro, oltre a Symbola e al suo instancabile e generosissimo presidente Ermete Realacci, Legambiente, Marevivo, Kyoto Club, Comieco, Acli, Human Foundation, e poi alcuni parlamentari, alcuni ministri e infine anche il Cardinale Bassetti, presidente della CEI, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Loro e tanti rappresentanti di imprese firmatarie come noi.  Tutti ospiti del Sacro Convento di San Francesco a Assisi.

Ecco, secondo me questo ha fatto la differenza insieme, forse, alla consapevolezza dei più che per superare la crisi climatica, ma direi la crisi ‘sistemica’ di questo tempo, è indispensabile fare, appunto ‘sistema’ perché siamo ‘interdipendenti’.

Mi sono confrontata con qualche amic* e alcuni, di fronte al mio entusiasmo, si sono mostrati piuttosto scettici: si, va bene, tutti insieme, tutti a dire che bisogna creare armonia e andare in una sola direzione ma tra qualche giorno saranno, come sempre, ognuno a curare solo i propri interessi.

Io invece ho percepito un’energia nuova, diversa. Sarà stato il luogo, sarà stata la mia ingenuità impastata di speranza, ma a me non sono sembrati i soliti discorsi. Mi è sembrato che i presenti dicessero qualcosa in più del solito, tranne forse nel caso del presidente del Consiglio che ha perso, a mio parere, l’occasione per prendere una posizione importante e forte di responsabilità sui temi oggetto del Manifesto.

Mi è sembrato che tutti esprimessero un grande desiderio di agire in maniera coordinata e lungimirante, co-obbligati ad agire insieme dalla consapevolezza che ‘nessuno si salva da solo’.
In effetti quella per il Manifesto è un’alleanza molto più ampia e sistemica, e quindi potenzialmente più forte e più efficace, di quanto possa essere qualsiasi movimento di imprese, come ad esempio quello delle B Corp, del quale con grande passione facciamo parte.

In ogni intervento è stato detto qualcosa e la mia impressione è stata che ogni cosa detta andasse a comporre un unico discorso che aveva senso. Questo, nella consapevolezza dell’interdipendenza che tutti ci lega, sembrava avere la forza necessaria per fondare una azione sinergica dove il risultato è diverso e maggiore della somma dei contributi delle singole parti.
A partire dai miei appunti, allora, provo a ‘ricucire insieme’ quel discorso per come l’ho udito – o lo ricordo - io che, forse, sono un po’ di parte, dalla parte del futuro e delle future generazioni.

Non esiste un cambiamento autentico e duraturo che non poggi su un fondamento interiore profondo. Poi servono 3 elementi: conoscenza, scaltrezza e sogno. Conoscenza delle cose e delle situazioni approfondita - non solo per ‘sentito dire’ - e complessa, consapevole delle relazioni tra gli elementi e del loro impatto sistemico. Scaltrezza che oggi significa cambiare l'obiettivo economico in esistenziale e investire in innovazione, in sviluppo sostenibile e integrale sul territorio. Sogno che è quello di un’economia a misura di un umanesimo fraterno che sostenga una visione (padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento).

Punto chiave della sfida posta dal Manifesto è percepire la sfida posta dalla crisi climatica non solo come una necessità da affrontare con coraggio ma come un’opportunità. Una grande occasione per costruire un'economia migliore e una società migliore chiamando a raccolta tutte le migliori energie, oggi  che il momento sembra giunto. C’è una risposta alla generazione Greta che deve essere data tutti insieme.
La forza dell’economia italiana è legata spesso a prestazioni ambientali e le imprese che hanno investito nell’ambiente crescono molto più degli altri settori. Noi produciamo cose più belle, cose che aderiscono di più alle culture locali, cose che consumano molto meno energia di quelle che producono gli altri, cose che recuperano i materiali (siamo i primi in Europa per economia circolare). E poi c’è la forza dei legami, dei nessi tra la nostra economia di qualità e i nostri valori comuni che riconoscono la dignità del lavoro e il valore dei diritti oltre che della bellezza. E’ importante avere una visione più ampia, guardare all’affresco più grande, con orgoglio e carattere senza credere di avere la verità in tasca, coinvolgendo ‘tutti i mondi’ e tenendo insieme visione e concretezza. «Non rinunciare mai a sognare che un giorno potrai volare e gareggiare tra i picchi con le aquile, ma quando la gente del villaggio ti chiamerà per ricostruire il ponte distrutto dalla piena del torrente, quel giorno vedi di esserci». (Ermete Realacci)

La sfida è riuscire a connettere, parlare lo stesso linguaggio e far diventare l’Italia il caso di studio nell’Europa del green deal portando anche la voce del Mediterraneo.
Partire dal coraggio sapendo che non c’è mai una sola soluzione. È, quindi, necessario sperimentare con umiltà e spirito pionieristico, costruire fiducia nel lavorare insieme e imparare facendo. Ed esportare sistemi e modelli di sviluppo, non solo prodotti. (Catia Bastioli)

E’ fondamentale cavalcare potenzialità e non ansia.Coraggio e speranza trasformano la rabbia in passione e amore (Francesco Starace).

Il Manifesto è una battaglia ‘insieme’ ed è questo  il suo elemento di novità. E questa battaglia parte da Assisi dove per la prima volta è comparsala parola Italia - negli affreschi di Cimabue sull’altare della Basilica inferiore - e dove Francesco, per primo, ha superato lo schema piramidale della società medievale adottando un approccio inclusivo che valorizzava le caratteristiche e la diversità di ciascuno.
Anche oggi siamo grandi imprenditori quando il nostro sguardo si posa sull’altro e non è uno sguardo che giudica ma uno sguardo che valorizza. (Padre Enzo Fortunato)

I francescani hanno fondato la finanza moderna con la costituzione del primo monte di pietà, l’Italia ha donato al mondo il concetto di città e poi, nel 400, l’Umanesimo, con i mercanti nel ruolo degli imprenditori di oggi. Gli imprenditori sono stati l’elemento aggregante.
Oggi c’è bisogno di un neo-umanesimo e noi italiani, proprio per questa nostra storia, abbiamo  la responsabilità di costruire un nuovo sistema e una nuova cultura umanista (Stefano Zamagni).

Luigi Einaudi ha scritto «Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada; la quale non può condurre se non al precipizio. Il problema economico è l'aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale».
Non si tratta di trascurare i numeri, che sono sempre importanti, ma se non ci sono i valori, l’identità, l’orgoglio, la coesione, la visione non ci se la fa. In questo Manifesto stanno insieme forza e ragione con sentimenti e passione. Un’idea che traendo forza dai valori dei quali questo luogo è simbolicamente portatore, li utilizza incrociando gli altri, per costruire il futuro.
Negli affreschi di Cimabue (che erano gli ‘spot’ dell’antichità) San Francesco appare rappresentato bruttino, come probabilmente era. All’epoca in cui Cimabue dipingeva c’erano ancora persone che l’avevano conosciuto e quindi non si poteva barare. Oggi, quando l’Italia non bara, diventa forte. (Ermete Realacci)

Il Manifesto parla a tutti gli uomini e le donne di questo tempo, scuote le coscienze di tutti coloro che sono la classe dirigente del mondo contemporaneo e guarda al futuro dell’intera umanità.
Le questioni che solleva vanno affrontate con sapienza, umanità e lungimiranza.Per questo sono da recuperare le dimensioni della custodia, della bellezza, dell’ambiente.
Il Manifesto è uno dei grandi segni della speranza contemporanea. (Card. Gualtiero Bassetti)
 
Ecco, questi sono gli elementi principali che mi sono rimasti della giornata insieme al tau verde allacciato al mio polso a ricordarmi l'impegno che anche noi di Bottega filosofica, nel nostro piccolo, abbiamo preso.