Dalla Mitteleuropa agli USA e ritorno. Il modello delle 'conversazioni al Caffé' è diventata una efficacissima pratica partecipativa nelle comunità e nelle organizzazioni.

Partiamo dal caffè: nella cultura occidentale il caffè è un luogo di ritrovo, all’interno del quale le persone si incontrano e danno vita a delle conversazioni spontanee in cui ogni partecipante decide in che misura apportare il proprio contributo alla discussione in atto.

Nel settecento, inizialmente in Francia, era pratica molto comune tra gli intellettuali riunirsi nei 'café' per discutere di argomenti di varia natura.
Personaggi come Diderot, Voltaire, Rousseau e Montesquie furono grandi frequentatori e animatori dei salotti letterari e filosofici dell’epoca.

La pratica del caffè letterario ha ben presto oltrepassato i confini nazionali francesi ed è giunta anche in Italia protraendosi fino ad oggi.

Un contribuito importante nella riscoperta dell’efficacia e della bellezza del caffè come luogo di confronto costruttivo va riconosciuto al filosofo francese Marc Sautet, autore di Socrate al caffè, il quale, nell’estate del 1992, nel corso di un’intervista radiofonica, raccontò che nei weekend si incontrava con alcuni sui amici nel caffè per parlare dei progetti da avviare nel suo nuovo studio di consulenza filosofica.
In seguito Sautet specificò che in realtà gli argomenti trattati non riguardavano tematiche prettamente filosofiche, ma si trattava di scambi di idee su eventi di attualità, opinioni, impressioni.

L’odierno caffè filosofico è un luogo di incontro e di confronto che segue una schema non rigido, ma abbastanza comune a tutte le esperienze: si sceglie un tema, si condivide, ci si lavora con metodologie non convenzionali.
Un ruolo fondamentale è quello del filosofo facilitatore, che lancia la conversazione e orienta i partecipanti verso una costruttiva ricerca e condivisione di possibili sviluppi e conclusioni (sempre provvisorie, trattandosi di filosofia!).
Una delle principali caratteristiche dell’ambiente 'caffè' è, senza dubbio, l’informalità che consente ai partecipanti di sentirsi coinvolti in modo piacevole e diretto senza avvertire il peso delle aspettative di un ambiente percepito come più controllato.

Alla base dell’ idea del caffè filosofico c’è l’obiettivo di generare conversazioni articolate, anche complesse, in una modalità creativa e partecipativa all’interno di una logica decisamente non convenzionale.
Le persone vengono stimolate ad agire in una dinamica collaborativa, si sentono invitate a partecipare per cercare una soluzione, un'interpretazione, un significato comune che sarebbe notevolmente meno con-vincente se perseguito singolarmente, senza avvalersi della ricchezza delle esperienze di ognuno.

E cos'è, invece, un World Café?

E’ un metodo semplice per connettere i diversi modi di guardare a un determinato tema e sviluppare un pensiero comune più ampio e sfaccettato di quello che ciascuno singolarmente può avere. E' un metodo 'emerso' nel 1995, all'interno di un piccolo gruppo di uomini di business e professori universitari, che si incontravano a casa di Juanita Brown e David Isaacs nella Mill Valley in California e che è rapidamente diventato un approccio, diffuso in tutto il mondo tra decine di migliaia di persone, che viene utilizzato per coinvolgere gruppi piccoli, grandi o grandissimi di persone, in discussioni che riguardano profondamente la vita di una comunità,o di un gran numero dei suoi membri, consentendo a tutti di partecipare portando il proprio contributo.

Il metodo del World Café è stato creato, infatti, per rispondere in maniera creativa e concreta principalmente a due domande fondamentali:

  • come possiamo migliorare la nostra capacità di parlare e pensare insieme in maniera più profonda sui temi più critici che la nostra collettività si trova ad affrontare?
  • come possiamo avere accesso all’intelligenza collettiva e alla saggezza necessarie per creare o percorrere le nuove strade che si aprono?

Presupposti del World Café sono:

  • la convinzione e la fiducia che tutte le persone abbiano già, dentro di loro, la saggezza e la creatività per affrontare anche le sfide più difficili
  • la consapevolezza che le conversazioni sono il modo più naturale attraverso il quale le persone scoprono cosa sanno e lo scambiano con gli altri e che, in questo processo, si crea nuova conoscenza per l’intera comunità o organizzazione
  • la creazione di uno spazio accogliente dà sicurezza e incoraggia la conversazione. Quando le persone sono a proprio agio pensano, ascoltano e parlano nel modo più creativo.

La principale caratteristica del World Café, quindi, è quella di essere un 'contenitore', un ambiente informale in cui le persone sono invitate a prendere spontaneamente parte ad una conversazione, aggregandosi in piccoli gruppi variabili e sollecitate con opportune domande, a dare il proprio contributo condividendo idee e riflessioni su un dato argomento.

Uno degli elementi realmente in grado di fare la differenza, pertanto, è la qualità dell’accoglienza.

Per questo il facilitatore deve aver cura di trovare e allestire uno spazio che faccia sentire i partecipanti a proprio agio, in un clima in cui possano esprimersi liberamente e che stimoli il fluire dei loro pensieri. Per questo anche i dettagli fisici dell’ambiente - l’arredamento, i colori, la disposizione degli oggetti - rivestono un ruolo non secondario. Tutto viene accuratamente valutato per creare la giusta atmosfera.

Il World Café è soprattutto un esercizio di esplorazione e di analisi di tematiche importanti con l’intenzione di arrivare alla 'scoperta' di proposte e soluzioni efficaci attraverso la contaminazione reciproca di idee, esperienze, riflessioni.

Fondamentale è che i partecipanti abbiano subito molto chiaro il motivo e la finalità della conversazione in cui saranno coinvolti. Condividere il 'perché' si è lì insieme è la base di partenza della condivisione.

Nella pratica dialogica - in una condizione di giocosa serenità e di confronto aperto e non giudicante - l’apporto di ognuno è determinante per pervenire, attraverso la combinazione dei contributi di tutti i partecipanti, a un pensiero 'nuovo' frutto del lavoro 'comune'.

La domanda è uno strumento centrale e il facilitatore avrà cura di formulare quelle più opportune affinchè il dialogo possa essere profondamente generativo.

Per favorire la più ampia connessione tra le persone, la trasmissione di idee viene agevolata anche attraverso il movimento nello spazio e l’aggregazione reiterata in piccoli gruppi - 'tavoli' - diversi nel corso dell’incontro. Una delle peculiarità del World Café è, infatti, quella di cambiare tavolo - e quindi interlocutori - a ogni domanda. In questo modo ciascuna persona presente si arricchisce delle riflessioni di un gran numero di altri partecipanti pur intrattendendo singole conversazioni in gruppi molto piccoli. In essi, proprio in virtù della dimensione, lo scambio diventa molto semplice ed effettivo.

In ciascun tavolo, un ruolo cruciale viene svolto da uno dei partecipanti alla prima conversazione che si mette al servizio degli altri accettando di essere l’ 'ospite del tavolo' o il 'padrone di casa'. E’ l’unico che non cambia tavolo, raccogliendo, in tal modo, una gran varietà di punti di vista. Accogliendo, di volta in volta, i nuovi venuti sintetizza loro quanto emerso dalla conversazione precedente favorendo così la condivisione tra tutti i partecipanti che, riconoscendosi come parte di un 'tutto', si influenzano reciprocamente facendo fluire il dialogo.

Il 'padrone di casa', inoltre, ha anche il compito di incoraggiare i partecipanti a entrare nella conversazione, sempre nel pieno rispetto della volontà di ognuno di farlo e in quale misura. Il tavolo, poi, può essere dotato di alcuni particolari 'dispositivi' - per la gestione del tempo, delle obiezioni, della partecipazione - che agevolano l’attività.

Grazie alla pratica costante dell’ascolto condiviso, durante la quale emerge un’abbondanza riflessioni sulle tematiche scelte, si realizza una connessione di alto livello tra tutti e dopo alcune fasi di conversazione, ciascuna sollecitata da una buona domanda, il gruppo è pronto per una sintesi di quanto emerso dai diversi 'tavoli' e per un dialogo, realmente partecipato, che lo coinvolga nel suo insieme.

E' chiaro ora il legame?

 

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