Questa mattina mi è caduto l’occhio su un articolo di Harward Business Review intitolato: Good Leadership Is About Asking Good Questions (la buona leadership è fare buone domande). 

L’autore sostiene che, in un momento in cui molte cose sono manifestamente incerte, i leader che pensano di avere tutte le risposte a tutte le domande importanti o non hanno idea di quanto rapidamente stia cambiando il mondo, o stanno mentendo.

Le persone quindi, consapevoli di quanto le cose siano liquide in questo momento e di quanto sia difficile offrire risposte e certezze, perdono fiducia nel ruolo del leader.
 

L’articolo prosegue con ottimi consigli su come fare domande (ne consiglio la lettura: https://hbr.org/amp/2021/01/good-leadership-is-about-asking-good-questions).
 

Mi trovo d’accordo sull’affermazione del titolo dell’articolo, da filosofa l’arte delle domande e del dialogo sono i principali strumenti di osservazione della realtà da punti di punti di vista diversi… ma se avessi scritto io quel testo avrei aggiunto: la buona leadership è fare buone domande e ascoltare!
 

Avrete quindi intuito che vorrei, in questo breve scritto, porre l’accento su cosa accade dopo aver fatto buone domande: l’ascolto delle risposte. 
 

Credo che il più grande atto di irresponsabilità sociale e di arroganza oggi sia non ascoltare e, purtroppo, lo commettiamo tutti e le conseguenze sono visibili ai nostri occhi.
 

Mi spiego meglio:
 

  1. Spesso le domande sono ricerca di conferma di quanto già conosco, con la domanda voglio confermare le mie opinioni o i dati in mio possesso. Dunque ascolto solo quello che va in questa direzione, un ascolto selettivo, superficiale e orientato ai miei bisogni. Come se facessi download di qualcosa che so poter essere di mio interesse. Questo atteggiamento è disfunzionale alla scoperta del nuovo, così non scoprirò nulla di diverso dalla mia verità.

  2. Nella migliore delle ipotesi quando faccio una domanda e ascolto la risposta con sincero interesse, lo faccio per poter controbattere. Quante volte mi è successo di pensare a cosa poter ribattere mentre il mio interlocutore stava ancora parlando… Il dialogo che ne segue spesso è come una partita di ping pong: una volta nel mio campo, una volta nel tuo, fino a quando qualcuno fa punto! Questo dibattito per certi versi è divertente, spesso un esercizio di dialettica elegante e sofisticato… ma dove porta? Possiamo ancora permetterci posizioni io contro di te in un momento dove né io né te abbiamo risposte credibili? E’ un gioco a somma zero…

  3. La posizione più scomoda ma la più potente, dal mio punto di vista, è quella in cui mi pongo davanti all’altro con la consapevolezza che l’uomo o la donna che ho di fronte possono essere fonte preziosa di scoperta, di osservazione della realtà attraverso i loro occhi. E quindi inizio un dialogo e bramo ascoltare la risposta, senza giudicarla, la osservo, cerco di sentire cosa genera in me, cosa mi colpisce e ci costruisco sopra, la inglobo nelle mie riflessioni la trasformo, lievita nelle mie mani e diventa pane, nutrimento per me e per la persona che ho di fronte.

Ascoltare in questo modo non solo è generativo dal punto di vista della scoperta e quindi di innovazione e trasformazione, che in un momento come quello in cui stiamo vivendo, credo sia una delle poche vie che possiamo percorrere insieme, ma è un balsamo per le relazioni e per le persone:

  • Sentirsi ascoltati, non giudicati, accettati, inclusi, visti, consente alle persone di esprimersi liberamente, di mostrare ciò che vedono e pensano, senza paura di essere giudicati inadeguati, di non andare bene, di commettere errori o di dire sciocchezze di cui vergognarsi di fronte al capo o ai colleghi.

  • Le persone ascoltate e non giudicate sono propense a dire le cose per come sono veramente, a non nascondere i problemi sotto il tappeto ad affrontare le cose e a trovare soluzioni.

  • Non temono di mostrare la loro vulnerabilità e la loro bellezza perché non hanno paura di venire ferite, non hanno bisogno di difendersi perché non si sentono minacciate.

  • Le persone ascoltate e non giudicate possono esprimere il meglio di sé e dare il proprio unico e prezioso contributo.

Per concludere quindi affermo che il potere trasformativo, oserei dire magico, della leadership oggi è ascoltare senza giudizio

  • Permette al nuovo di emergere e permette alle persone di essere la versione migliore di sé stessi.

  • Nutre relazioni generative, dialoghi di scoperta, momenti di creazione collettiva, genera engagement nelle organizzazioni, spirito imprenditoriale e visione sistemica!

  • Alimenta culture organizzative contemporanee fatte di fiducia, di cura, di innovazione e di persone: esseri umani. 

  • Apre a nuove possibilità di azione! E tutti noi sappiamo quanto sia difficile in questo momento, sentirsi impotenti di fronte a tutto ciò che sta accadendo!

Come diceva un vecchio spot pubblicitario di una birra italiana: meditate gente, meditate!

 

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