«E’ necessario promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e fondamentali per inscrivere in essi le conoscenze parziali e locali. […] E’ necessario sviluppare

l’attitudine naturale della mente umana a situare tutte le informazioni in un contesto e in un insieme.

E’ necessario insegnare i metodi che permettano di cogliere le mutue relazioni e le influenze reciproche tra le parti e il tutto in un mondo complesso. Insegnare la condizione umana […] riconoscere l’unità e la complessità dell’essere umano riunendo e organizzando le conoscenze disperse nelle scienze della natura, nelle scienze umane, nella letteratura e nella filosofia. […] Insegnare l’identità planetaria. Insegnare la comprensione che è nel contempo il mezzo e il fine della comunicazione umana. […] L’etica deve formarsi nelle menti a partire dalla coscienza che l’umano è allo stesso tempo individuo, parte di una società, parte di una specie. […] Questa è la base per un’antropo-etica o etica del genere umano». (E. Morin, I sette saperi necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, 2001)

E' sempre più necessario, oggi, ricomporre le fratture tra pensiero umanistico e pensiero scientifico, fondando un nuovo approccio sistemico ai problemi, basato sulla complessità e sulla responsabilità.

Le organizzazioni che apprendono si basano sulla capacità dei manager e delle persone in genere di riflettere sulle 'teorie in uso' e di imparare dall’esperienza. Attraverso un approccio trasversale e multidisciplinare la riflessione e la riflessività facilitano lo sviluppo della capacità di costruire ampie cornici di senso nelle quali le persone possano inscrivere la loro esperienza, gestire situazioni complesse, sviluppare consapevolezza dei vari saperi messi in campo nell’affrontare la realtà.

Sullo sfondo dell’attuale scenario di crisi globale, non solo finanziaria ma, potremmo dire, sistemica, il concetto di leadership individuale sta molto cambiando.
La leadership del XXI secolo sembra sempre più basata sulla capacità di porre domande piuttosto che di avere tutte le risposte, di pensare in maniera critica le principali problematiche di business, di facilitare processi decisionali diffusi all’interno delle organizzazioni, di collaborare piuttosto che dirigere.

Per questo il pensiero critico sta emergendo sempre più come una abilità chiave nella casetta degli attrezzi del manager del futuro, una capacità integrata (embedded) piuttosto che una pratica separata. Ma cosa si intende per pensiero critico?

Tutti pensiamo; è nella nostra natura farlo. Ma gran parte del nostro pensiero, lasciato a se stesso, può essere, senza che ne siamo consapevoli, preconcetto, distorto, parziale, disinformato. Può contenere pregiudizi e fallacie logiche. Eppure la qualità della nostra vita e quella di ciò che produciamo, realizziamo o costruiamo dipende proprio dalla qualità del nostro pensiero.

Il pensiero scadente è costoso, sia in termini di denaro che di qualità della vita.

La capacità di 'pensare bene', di formulare correttamente un pensiero e di costruire buone argomentazioni, di strutturare un pensiero complesso, di puntare a vedere l'intero, di cercare altri punti di vista nella consapevolezza che il nostro sguardo è inevitabilmente parziale e 'filtrato', tuttavia, è una capacità che necessita di essere sistematicamente coltivata.

Il pensiero critico, allora, è quel modo di pensare - su qualsiasi argomento, contenuto, o problema - in cui chi pensa migliora la qualità del suo pensiero prendendosi cura di 'come pensa',  adottando sapientemente le strutture del ben pensare e imponendosi degli standard intellettuali da rispettare.

Pertanto, "una persona che pratichi un pensiero critico ben coltivato:

  • solleva questioni e problemi vitali, formulandoli in modo chiaro e preciso
  • raccoglie e valuta le informazioni rilevanti, utilizzando idee astratte per interpretarle in modo efficace giunge a conclusioni e soluzioni ben ragionate, testandole in base a criteri e standard pertinenti;
  • pensa in modo aperto all'interno di sistemi di pensiero alternativi, riconoscendo e valutando, se necessario, i loro presupposti, le implicazioni e le conseguenze pratiche
  • comunica efficacemente con gli altri per trovare soluzioni a problemi complessi.

Il pensiero critico è, in breve, un pensiero auto-diretto, auto-disciplinato, auto-controllato e auto-correttivo. Presuppone l'adesione a rigorosi standard di eccellenza e la padronanza consapevole del loro uso. Comporta un'efficace capacità di comunicazione e di risoluzione dei problemi e l'impegno a superare il nostro egocentrismo e il nostro sociocentrismo nativo".  (Richard Paul e Linda Elder, The Miniature Guide to Critical Thinking Concepts and Tools, Foundation for Critical Thinking Press, 2008).

Il pensiero critico è anche un pensiero, quindi, che cerca di ragionare in modo equo.

Le persone che pensano in modo critico cercano di vivere in modo razionale, ragionevole, empatico, avendo consapevolezza e di sé e della propria fallibilità. Si sforzano di tenere a bada il proprio egocentrismo e usano costantemente gli strumenti intellettuali offerti dal pensiero, ovvero quei concetti e principi che permettono loro di analizzare, valutare e migliorare il pensiero stesso. 

Le organizzazioni che promuovono il pensiero critico e l'apprendimento continuo, lavorano costantemente per sviluppare, al proprio interno, le virtù intellettuali dell'integrità, dell'umiltà intellettuale, della civiltà, del rispetto e dell'empatia, del senso di giustizia e della fiducia nella ragione.

Tutte le persone, e in particolare, chi ha responsabilità di guida e di sviluppo di altri, si rendono conto che per quanto si possa essere abili come pensatori, c'è sempre spazio per migliorare le proprie capacità di ragionamento. E con umiltà riconoscono che inevitabilmente anche loro, a volte, cadranno preda di errori di ragionamento, di irrazionalità, idee preconcette, pregiudizi, distorsioni, regole sociali acriticamente accettate e tabù, interessi personali ed egoistici.

Queste organizzazioni si sforzano di migliorare il mondo in tutti i modi possibili e di contribuire a una società più razionale e civile. Allo stesso tempo, non sottovalutano le complessità spesso insite nel farlo. Evitano di pensare in modo semplicistico a questioni complesse e si sforzano di considerare adeguatamente i diritti e i bisogni di tutti gli stakeholder, interni ed esterni.  

I loro leader, per primi, riconoscono la necessità e la difficoltà di sviluppare sempre di più la capacità di 'pensare bene' e si impegnano a praticare il pensiero critico per tutta la vita, sia per migliorare se stessi, sia per essere di stimolo e di esempio per gli altri.

Essi incarnano e promuovono, non importa se in maniera esplicita o implicita, il principio socratico "la vita non esaminata non è degna di essere vissuta", perché si rendono conto che molte vite non esaminate insieme danno luogo a un mondo acritico, ingiusto e pericoloso.

 

 

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