Spesso ci viene consigliato di puntare ad eccellere in una cosa. Ma man mano che il futuro diventa più difficile da prevedere,

preservare l’avere più opzioni ci permette di compiere una svolta quando la strada davanti a noi si sgretola.
Come ci prepariamo per un mondo che spesso cambia drasticamente e rapidamente? Possiamo fare attenzione a conservare la possibilità di avere più opzioni.

Non riceviamo spesso come consiglio quello di mantenere aperte le nostre opzioni. Ci viene invece detto di specializzarci investendo un enorme numero di ore nella nostra passione, in modo da poter avere successo in una nicchia.
Il problema è che è un pessimo consiglio. Viviamo in un mondo in continuo cambiamento e se non riusciamo a rispondere efficacemente a questi cambiamenti, diventiamo ridondanti, frustrati e inutili.

Invece di puntare a diventare grandi in una cosa, c'è un'altra strategia controintuitiva che ci farà andare oltre: preservare l'opzionalità. Più opzioni abbiamo, più siamo in grado di affrontare l'imprevedibilità e l'incertezza. Possiamo stare tranquilli quando gli altri vanno nel panico perché abbiamo delle scelte.

L'opzionalità si riferisce all'atto di mantenere il maggior numero possibile di opzioni aperte. Conservare l'opzionalità significa evitare di limitare le scelte o le possibilità. Significa rimanere aperti alle opportunità e avere sempre un piano di riserva.
Un'opzione è solitamente definita come qualcosa che abbiamo la libertà di scegliere. È una definizione piuttosto ampia. Nel contesto di una strategia, deve anche avere un lato limitato e un lato aperto. Per esempio, scommettere in un casinò non è un'opzione, il lato positivo è noto ma perdite e guadagni sono entrambi limitati. Che si può dire, invece, dello scommettere su una nuova startup tecnologica? Questa è un'opzione - il lato positivo è teoricamente illimitato; le perdite sono limitate all'importo che si investe.

Le opzioni si presentano sempre, ma quelle che cambiano la vita spesso si presentano in tempi di grandi cambiamenti. Queste opzioni sono quelle su cui abbiamo più difficoltà a capitalizzare. Se ci siamo specializzati troppo, il cambiamento è una minaccia, non un'opportunità. Quindi, se non siamo certi di dove saranno le opportunità (e non lo siamo mai), allora dobbiamo fare delle scelte per mantenere aperte le nostre opzioni.

Del Barone Rothschild viene spesso riportata questa citazione «Il momento di comprare è quando c'è sangue per le strade». Ma è una citazione errata. Quello che ha detto in realtà è «Compra quando c'è sangue per le strade, anche se il sangue è il tuo». Rothschild ha riconosciuto che tempi simili sono quelli in cui emergono nuove opzioni. È in questi momenti che molti investitori fanno la loro fortuna e gli imprenditori innovano. Rothschild vedeva le opportunità nel caos. E infatti ha fatto una fortuna acquistando nel periodo di panico conseguente alla battaglia di Waterloo.

Quando occupiamo una piccola nicchia, sacrifichiamo l'opzionalità. Questo significa meno libertà e maggiore dipendenza. Nessuno può prevedere il futuro, nemmeno gli esperti. Quindi non è una buona idea avere quante più strade possibili aperte?
 
Il dilemma del coach: potenziamento vs opzionalità

In Simple Rules: How to Thrive in a Complex World, Kathleen Eisenhardt e Donald Sull descrivono l'esperienza di Shannon Turley, uno strength coach. Per chi non lo sapesse, il ruolo di uno strength coach è quello di aiutare gli atleti a rimanere in salute e a migliorare le proprie prestazioni, piuttosto che far acquisire loro competenze specifiche.
Turley ha iniziato la sua carriera lavorando al Virginia Polytechnic  Institute e alla State University. Lì, quando ha iniziato, i giocatori di football seguivano un programma di potenziamento basato solo sul sollevamento pesi. Gli atleti indossavano magliette che elencavano i loro record personali e gareggiavano per superare gli altri. Il mantra era: diventare più forti sollevando più peso.

Ma Turley si rese presto conto che quel programma non era efficace perché lasciava agli atleti una limitata possibilità di scelta. Turley, inoltre, non trovava alcuna correlazione tra la capacità di sollevamento pesi e le prestazioni agonistiche. Essere in grado di sollevare molto peso in palestra non era utile agli atleti sul campo. Diceva, quindi: «Nel  football se sei sulla schiena, hai già perso».

Tenendo un registro di ciò che vedeva, iniziò a cercare diverse opzioni per gli atleti. Dopo aver acquisito esperienza come allenatore in diversi sport, Turley aveva capito che la forza non era il fattore più importante per il successo di un atleta. Ciò che contava per qualsiasi tipo di atleta era non avere infortuni e seguire una buona alimentazione. Perché? Perché questo dava agli atleti maggiori opzioni.

Un giocatore sano e incolume poteva rimanere in campo più a lungo ad ogni partita e perdere meno sessioni di allenamento. Significava anche meno possibilità di rischi di dover subire un intervento chirurgico, che molti dei suoi studenti avevano dovuto affrontare, o di essere costretti a ritirarsi dallo sport agonistico in giovane età.

Turley ha poi allenato i giocatori di calcio all'Università di Stanford. Lì ha implementato un programma incentrato su corretta alimentazione ed esercizi di flessibilità come lo yoga, non il sollevamento pesi. Si è anche concentrato sulla guarigione dagli infortuni occorsi agli atleti che ne limitavano le prestazioni. Un giocatore di calcio con cui ha lavorato aveva problemi alla schiena, così Turley ha progettato un regime per ridurre l’impatto di questo problema. Ha funzionato: l'atleta non ha mai perso una partita e ha continuato a giocare in NFL.

L'approccio di Turley è servito a preservare l'opzionalità per i suoi giocatori. Anche il miglior atleta perde molte gare. Quindi, più un atleta è in buona salute per partecipare alle partite, maggiori sono le possibilità di contribuire in maniera cruciale ai successi della sua squadra. L'esperienza di Turley illustra l’importanza dell’equilibrio tra particolari capacità fisiche e opzionalità.

L'eccessiva specializzazione in un settore è altamente limitante, soprattutto se richiede una notevole attività di mantenimento. Come un giocatore di calcio, anche noi possiamo mantenere diverse opzioni aperte, evitando rischi palesemente dannosi, assicurandoci così di rimanere in gioco il più a lungo possibile, qualunque sia il gioco. Questo potrebbe significare, in senso metaforico, sollevare meno peso in qualsiasi momento, ma anche lavorare per mantenerci flessibili.

La tirannia delle piccole decisioni

Poche persone si chiuderebbero deliberatamente in una situazione indesiderabile. Eppure spesso prendiamo decisioni piccole e razionali che, con il passare del tempo, finiscono per eliminare le opzioni. Questa è la tirannia delle piccole decisioni. L'economista Alfred Kahn ha individuato questo concetto nel 1966. Kahn inizia il suo articolo con un esperimento di pensiero provocatorio:
 
«Supponiamo che, 75 anni fa, alcuni esseri provenienti dallo spazio ci avessero fatto questa proposta: "Sappiamo come realizzare un veicolo che possa effettivamente mettere 200 cavalli a disposizione di ognuno di voi. Vi permetterebbe di viaggiare in giro, da soli o in piccoli gruppi, a 60-80 miglia all'ora. Ma i costi di questo gadget sono 40.000 vite all'anno, il riscaldamento globale, il degrado dei  centri città, il pendolarismo senza fine e l'espansione suburbana". Cosa avremmo risposto collettivamente

Detto in questo modo, la risposta, ovviamente, sarebbe stata no, non avremmo scelto il progresso della tecnologia dei trasporti se avessimo potuto vederne immediatamente il grave costo. Ma, nel tempo, abbiamo detto di sì a quella precisa offerta attraverso un milione di piccole decisioni, e ora è difficile tirarsi indietro. La maggior parte del mondo moderno è costruita per accogliere le automobili. La guida è ora la scelta ‘razionale’, indipendentemente dall'effetto distruttivo. A volte è come se non avessimo altra scelta.

Il punto di vista di Kahn è che le piccole decisioni possono portare a cattivi risultati. Ad un certo punto, le alternative scompaiono. Perdiamo la nostra opzionalità.
È facile vedere i lati negativi delle grandi decisioni. I costi di quelle più piccole possono essere più sfuggenti. In un'economia di mercato, spiega Kahn, il cambiamento è il risultato di piccoli passi. Questi, insieme, hanno un enorme effetto cumulato sulla nostra libertà collettiva. Giorno dopo giorno, è difficile vedere il percorso che si sta formando. Ad un certo punto, però, potremmo alzare lo sguardo e non ci piacerebbe dove stiamo andando. A quel punto sarebbe troppo tardi.

Kahn scrive:
«Solo se ai consumatori verrà presentata contemporaneamente l'intera gamma di alternative economicamente fattibili e socialmente desiderabili tra le quali scegliere, sarà possibile evitare l'errata allocazione delle risorse a causa della tirannia delle piccole decisioni determinate dal mercato».

La ‘tragedia dei beni comuni’ è un altro esempio del potere delle piccole decisioni. Questa parabola di Garett Hardin illustra perché le risorse comuni sono utilizzate più di quanto sia auspicabile dal punto di vista della società nel suo complesso. Nessuno prende una sola decisione per esaurire le risorse.  Ogni persona, però, fa una serie di piccole scelte che alla fine causano la rovina dell'ambiente. Nell'esempio originale, in cui gli abitanti dei villaggi possono liberamente pascolare i loro animali sulla terra comune, avere accesso ad essa offre a tutti molte opzioni per l'allevamento degli animali o per l'agricoltura. Tuttavia, una volta che il pascolo è esaurito per il fatto che tutti mettono troppi animali al pascolo, tutti perdono la loro possibilità di farlo.

L'opzionalità può essere una questione di prospettiva

Come dice Seneca: «In uno stesso prato, la mucca cerca l'erba, il cane la lepre e la cicogna la lucertola». Laddove alcuni vedono solo sangue per le strade, altri vedono una possibilità di farcela.

Preservare l'opzionalità può significare tanto cambiare i nostri atteggiamenti quanto le nostre prospettive. Può trattarsi di imparare a riconoscere le opportunità e a coglierle. L'opzionalità non è un concetto nuovo. Una parte dell'Antico Testamento che risale a un periodo compreso tra il 450 e il 180 a.C. lo dichiara:
 
«Investi in sette iniziative, sì, in otto; non si sa quale disastro può accadere. Se le nuvole sono piene d'acqua, versano pioggia sulla terra. Che un albero cada a sud o a nord, nel luogo in cui cade, lì giace. Chi guarda il vento non pianterà; chi guarda le nuvole non mieterà. . . . Seminate il vostro seme al mattino, e alla sera non lasciate le mani oziose, perché non sapete qualegermoglierà, se questo o quello, o se entrambi andranno ugualmente bene».
 
Nel mondo di oggi, l'opzionalità può essere adottata in diversi settori della nostra vita, cercando il modo di prepararsi a una varietà di possibili eventi, invece di perfezionarsi sul fronteggiarne benissimo uno sulla base di quanto è accaduto nel recente passato.
Mantenere aperte le nostre opzioni significa sviluppare competenze generaliste come la creatività, piuttosto che specializzarsi in un'area, come una particolare tecnologia.

Più diverse sono le conoscenze e le competenze a cui si può attingere, più si è in grado di sfruttare le nuove opportunità.

Significa non affidarsi a un unico distributore per il prodotto della vostra azienda o non mettersi nelle condizioni che la catena di fornitura di un intero settore dipenda da un solo Paese. Non potete prendere le vostre decisioni solo su come era il mondo ieri.

Preservare l'opzionalità significa, ad esempio, che promuovendo oggi la diversificazione potete subire, a breve termine, una perdita nelle vendite, ma il risultato è che sarete molto meglio posizionati in futuro per mantenere la vostra attività quando le circostanze cambieranno.

Significa non affidarsi a una sola fonte di energia per alimentare i veicoli che ci muovono e le merci di cui abbiamo bisogno. Costruire la nostra società intorno al petrolio - una risorsa limitata - è limitante. Lo sviluppo di molteplici forme di energia sostenibile crea nuove opzioni per quando questa risorsa finita si esaurirà.

O considerare la metodologia del lean start-up. Costruire un minimum viable product  significa avere la flessibilità necessaria per far evolvere o cambiare i piani. Nessuna domanda? Nessun problema! Provate qualcos'altro. Le lean start-up iterano fino a quando non trovano un prodotto/mercato adatto. Molti fondatori mantengono i loro team i più piccoli possibile. Evitano costi fissi e vincoli. Mantengono aperte le loro opzioni.

La metodologia lean start-up riconosce che una nuova azienda non può fare grandi piani; ha bisogno di adattarsi ed evolvere. Come Steve Jobs aveva capito, la maggior parte dei clienti non sa che vorrà qualcosa finché non l'avrà provato. È difficile prepararsi a un cambiamento nei desideri dei clienti senza opzionalità. Se un'azienda è flessibile, può adattarsi alle informazioni che riceve una volta che un prodotto arriva sul mercato.

«La ricchezza non è avere molti soldi, è avere molte opzioni». - Chris Rock

In definitiva, preservare l'opzionalità significa prestare attenzione e guardare la vita da molteplici prospettive. Significa costruire una base versatile di conoscenze fondamentali e consentire la serendipità e le connessioni inaspettate.

Dobbiamo cercare di espandere la nostra zona di comfort e il nostro ambito di competenza ed  essere pronti ad assumerci dei piccoli rischi che hanno potenzialmente grandi lati positivi e limitati lati negativi.
 
Paradossalmente, preservare l'opzionalità può significare dire no a molte opportunità ed evitare tutto ciò che potrebbe rivelarsi restrittivo. Dobbiamo guardare alle scelte attraverso la lente della molteplicità delle opzioni che ci daranno in futuro e dire sì solo a quelle che creano più opzioni.

Preservare l'opzionalità è importante perché dà la flessibilità necessaria per capitalizzare l'inevitabile cambiamento. Per mantenere aperte le vostre opzioni, avete bisogno di diversità. Diversità di prospettiva, di pensiero, di conoscenza e di competenze.

Non vorrete trovarvi nella posizione di poter vendere solo qualcosa che nessuno vuole. Un cambiamento rapido e straordinario sarà la norma. Per potersi adattare in modo efficace, tenete aperte le vostre opzioni.



L'originale di questo articolo è pubblicato da Farnam Street - Learning community

 

 

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